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La storia

Lo spirito che ha guidato Laurent  Chappis  nella creazione e progettazione di Sansicario, negli anni ‘70, era quello di un pioniere dell’architettura. Questo geniale architetto francese, che ha progettato Courchevel e Chamrousse, aveva un sogno: «dobbiamo adattarci noi alle montagne» era solito dire. L’architetto, che dagli anni ‘50 influenza la pianificazione territoriale turistica nelle Alpi, viene definito un «anarchitetto», perché nei suoi progetti pone l’estetica e il contatto con la natura davanti alla redditività economica.

Il progetto originario di Sansicario Alto si basava sul concetto dello “Ski Total”, ovvero doveva essere un villaggio composto da residence integrati nella natura e inseriti in un contesto sciistico d’eccellenza.

Mai come in questi ultimi anni abbiamo visto morire lo spirito con cui è nata Sansicario. Nei continui passaggi di proprietà abbiamo assistito ad uno stravolgimento delle priorità, ed ad una sottomissione di questi valori all’obiettivo della speculazione immobiliare.

In un articolo degli anni ‘70, Chappis rifletteva:

“Come attrezzare la montagna? A questa domanda si può rispondere con certezza: certamente non come è stato fatto fino ad ora. Il concetto delle stazioni cosiddette front de neige  che è stato la base di tutte le ultime concezioni di urbanismo in montagna, non è valido che per soddisfare un solo tipo di clientela.
Esse non tengono conto né dell'inserimento della stazione nell'ambiente, né dei contatti sociali, né dell'interesse delle popolazioni rurali, né delle evoluzioni o adattamenti che si prospettano. (…). Il concetto di stazione deve sparire e deve far posto al concetto di zona convenientemente attrezzata secondo un piano prestabilito. All’interesse particolare deve sovrapporsi l'interesse generale. Alla sola utilizzazione invernale deve succedere una visione più globale per l'utilizzazione nelle varie stagioni. Alla sola preoccupazione di soddisfare la clientela che paga si deve aggiungere la preoccupazione per coloro che devono vivere permanentemente e non sporadicamente del lavoro che si origina dalle stagioni di sport invernali. Alla qualità riservata a qualcuno deve essere aggiunta la qualità per tutti. Si affronta così un problema etico e politico prima di trattare il problema puramente tecnico. È il consumatore di montagna, attuale, che deve fare sentire la sua voce perché il consumatore della generazione seguente non sia frustrato.
Voi tutti montanari, escursionisti, sciatori, contemplatori, fate sentire la vostra voce prima che sia troppo tardi.”

Oggi noi cerchiamo di non tradire lo spirito di chi ha progettato Sansicario.